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    November 17

    Sport e turismo

    Quello di cui vi voglio parlare oggi è, o meglio, poteva essere, un centro turistico-sportivo. E questo non solo per la sua naturale ubicazione, che lo vede incastonato sul dorso di un colle tra rocce e pini, ma perché si trova strategicamente a metà strada di quel fantastico percorso che porta dal mare alla montagna. Già, il mare e la montagna. Due risorse fondamentali per il nostro turismo, anche se poco sfruttate.

    Il campo di tiro a volo di Sant’Andrea è unico nel panorama regionale (e credo anche nazionale) per la posizione, per la vista che se ne gode, una tra le più belle della costa Jonica Calabrese. Ma la bellezza finisce purtroppo lì. L’impianto, apparentemente abbandonato a se stesso, è nelle condizioni che tutti potete vedere. Ed è veramente un peccato, soprattutto se si pensa che nella sola provincia di Catanzaro ci sono 128 tesserati a società sportive di tiro a volo su un totale di 941 di tutta la regione.

    Le 23 società sportive calabresi di tiro a volo sono così suddivise:

    9 in provincia di Cosenza

    6 in provincia di Reggio Calabria

    4 in provincia di Catanzaro

    3 in provincia di Vibo

    1 in provincia di Crotone

    Quasi tutte hanno un impianto. Alcune di queste, che potete facilmente trovare con una ricerca sul web, sono dotate di diversi impianti (a seconda della specialità olimpionica e non), di percorsi caccia, alcune anche di strutture ricettive. Insomma, stiamo parlando di uno sport che funziona, attorno al quale ruota un numero importante di persone e che, anche in inverno, è molto attivo con campionati provinciali e regionali. Evidentemente lo sport non è solo calcio e “palestra”… almeno fuori Sant’Andrea.

    Ma torniamo a noi.

    Il “nostro” impianto sportivo è poco sfruttato, sicuramente sottovalutato e soprattutto poco promosso. E’ naturale pensare che, ripeto, per la posizione strategica, potrebbe anche rivestire il ruolo di “campo base” o punto di partenza per escursioni in montagna, con percorsi, punto informazioni… una risorsa per il paese! Una delle tante, che se ne sta lì, immobile, ferma, ad aspettare che qualcuno si ricordi che c’è e che magari ci si può fare qualcosa di buono senza dover spendere per forza un capitale.

    November 13

    Voglio trovare un senso a questa sera....

    Non vedo un senso a quanto accaduto ieri sera a Roma.
    Niente di quello che è successo aveva senso... nemmeno a cercarlo.
    Non c'erano ideali, non c'era scontro politico, ideologico o lotta di classe, niente. Solo la voglia di scontrarsi. Uniti dalla rabbia verso il nemico comune, la polizia.
    Non che se la cosa avesse avuto un senso sarebbe stata tollerabile. Chiunque cerchi di far valere le proprie ragioni con la forza o la prevaricazione è da condannare. L'uso della violenza è inaccettabile. Ma quando guardo i filmati degli scontri di piazza degli anni sessanta e settanta, che hanno visto protagonisti i nostri padri, vedo dei giovani che si "battevano" per un ideale, per un cambiamento. Questo, e non mi stancherò mai di ripeterlo, non vuol dire che io giustifichi quegli atti di violenza. Stiamo parlando di morti. Ma quello che mi chiedo è:
    cosa penseranno i nostri figli fra trentanni quando rivedranno le immagini di ieri sera?
    cosa gli diremo..?
     
    November 07

    Sutta l'urmu, a ru chianu d'o castiaddu....

    Eccomi qua...
    scusate l'attesa, ma l'argomento di oggi, a causa della sua particolare natura scientifica, ha richiesto lunghe ricerche sul web. Oggi parliamo di botanica e, nel caso specifico, di un particolare tipo di albero, dei sintomi che presenta, di quelle che potrebbero esserne le cause e dei sistemi più idonei per una cura efficace.
    Partiamo quindi da quelli che sono i dati scientifici della specie.
     

    Nome comune: Bagolaro, “Spaccasassi", Ulmus

    Famiglia: Ulmaceae

    Nome scientifico: Celtis australis

     

    Note per il riconoscimento

    L’albero può raggiungere i trenta metri, ha un tronco dritto ed il suo spessore aumenta alla base. La sua crescita è lenta, ma può raggiungere i 250-300 anni di vita, anche 500. La corteccia è lucida e liscia, di color grigio cenere e su di essa, con l’andare del tempo, si formano crepe. I rami sono numerosi e dritti; quelli secondari sono piccoli e ricadenti. Le foglie sono alterne, seghettate per tutto il margine e hanno una forma ovale, lanceolata, con l’apice appuntito. Sono leggermente asimmetriche ed hanno un breve picciolo.
    La parte superiore è di colore verde scuro e ruvida al tatto, sotto sono più chiare e leggermente pelose. Le foglie possono essere usate anche in caso di lievi infezioni intestinali. Le gemme sono brune, affusolate, piccole e aderenti al ramo. In primavera spuntano i fiori, quasi contemporaneamente alle foglie. Possono essere a gruppi o solitari. Esistono fiori solo maschili e fiori ermafroditi (maschili e femminili), che hanno anche il pistillo. Questi ultimi hanno un lungo peduncolo e sono formati da un involucro verdognolo, che racchiude da 4 a 5 stami (parte femminile) con due stigmi lunghi e divaricati. Sono ricercati dalle api. I semi del Bagolaro sono duri, tondi e rugosi. I frutti (malicucchji) maturano in autunno: sono palline nerastre, grosse come piselli, attaccate al ramo con un lungo picciolo. All’inizio assumono un colore giallo-verde, diventeranno poi violacee. Hanno una polpa morbida, leggermente dolce, racchiudono un seme. Gli uccelli (e non solo) ne sono ghiotti. Rimangono appesi alla pianta anche dopo la caduta delle foglie.

     

    Notizie

    Il Bagolaro proviene dal sud Europa e dall’Asia sud-occidentale, cresce spontaneamente nelle zone mediterranee. Il suo legno omogeneo, opaco era utilizzato per costruire remi e alcune parti del carro. Dai rami giovani si ricavano i manici delle fruste. Viene chiamato "Spaccasassi", perché possiede radici così robuste da raggiungere grandi profondità, capaci di penetrare nelle fessure delle rocce, sgretolando massi di notevoli dimensioni. Ma ha anche un nome più dolce e gentile: "Albero dei rosari". Infatti i suoi semi erano utilizzati per costruire rosari.

     

    Per chi ancora non l’avesse capito l’argomento di oggi è l’Olmo secolare di Sant’Andrea ed il suo stato, che è a dir poco precario. Sperando di non essere tacciato di allarmismo e ricordando a tutti che di recente abbiamo già perso un albero secolare, simbolo del paese assieme al suo gemello,  direi che si può passare all’analisi della situazione.

     

    SINTOMI:

    L’albero evidenzia uno stato di sofferenza che non può non allarmare chiunque abbia a cuore la sua sorte. La pianta manifesta il disseccamento di alcuni rami localizzati, principalmente, nella parte periferica della chioma.

     

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    Alcuni rami deperienti portano scarse foglie con vistosi sintomi di ingiallimento.

     

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    Si osservano, inoltre, vecchie ferite da potatura mai completamente rimarginate, anzi, qualcuna, porta i segni di una ricopertura con malta di cemento.

     

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    DIAGNOSI:

    La scarsa cura e manutenzione (irrigazione incostante, mancata eliminazione dei rami morti o taglio irrazionale degli stessi, mancata disinfezione delle grosse ferite da potatura, calpestio e cementificazione dell’aiuola) potrebbero essere i principali fattori predisponenti il deperimento.

    Occorre effettuare uno studio di campo e di laboratorio che consenta l’isolamento delle entità fungine che comportano carie e disseccamento di branche e rami. Questi funghi penetrano nella pianta attraverso ferite di varia origine oppure sono già presenti, ma diventano patogeni solamente quando le difese della stessa diminuiscono per l’azione di fattori esterni.

     

    TERAPIA:

    Al fine di salvaguardare l’esemplare, più unico che raro, di notevole bellezza e significato culturale e simbolico, occorre intervenire con l’effettuazione regolare dell’irrigazione, soprattutto nei mesi estivi. Occorre, inoltre, eliminare con urgenza i rami morti o deperienti al fine di impedire la diffusione di eventuali patogeni fungini.

    I tagli dovranno essere obliqui, allo scopo di evitare il ristagno dell’acqua, e radenti all’inserzione della branca o del ramo al tronco, per evitare la formazione di monconi.

    Infine è necessaria l’eliminazione, dalle ferite di potatura, dei materiali estranei e la ricopertura delle stesse con mastici cicatrizzanti nonché il monitoraggio periodico dello stato di salute dell’albero, attraverso foto di insieme e di dettaglio sulle parti su cui si interviene, per poter tempestivamente cercare ogni ulteriore possibile rimedio.

     

     

    L’Olmo è malato. Ha urgente bisogno di un medico che ne faccia una corretta diagnosi e ne imponga una severa terapia. Il rischio, da non sottovalutare, è che faccia la fine del Pino secolare!

    P.S. La Regione Calabria, anche sulla spinta di uno studio eseguito dal Club Alpini Italiani (CAI), sta elaborando un Progetto di Legge regionale per la “Tutela degli alberi monumentali” già definiti “patriarchi vegetali”.

    November 01

    Piove sul bagnato

    Piove sul bagnato

     

     

     

    Domenica 28 ottobre, di prima mattina, è apparso un manifesto, accompagnato da numerosi volantini, dal titolo: “Piove, guarda come piove, Madonna come piove, ecc.”  che faceva riferimento ad un recente episodio di incontinenza della copertura della Palestra di S. Andrea Marina, e con il quale i soliti ignoti ci hanno dato il “benvenuto” nella realtà di Sant’Andrea.

    Si è trattato di un manifesto APOCRIFO, scritto con mano pesante (e non solo) il cui contenuto, un’autentica pioggia di fango, non ha nulla da spartire con le persone riportate in calce quali firmatarie.

    Tre persone scelte dall’anonimo autore, non a caso, tra quelle che di recente hanno assunto l’impegno di operare a favore della Pro-Loco, con il tentativo di discreditarne l’immagine.

    Il manifesto anonimo si commenta da solo. Esso è tipico delle persone che non hanno il coraggio di manifestare liberamente le proprie opinioni. Ma quello apocrifo è, se possibile, ancora peggiore, perché tenta di gettare fango su persone che non hanno nulla a che fare con l’episodio denunciato.

    Viene da chiedersi: a quale scopo? E soprattutto: a chi giova?

    A noi preme soltanto fare chiarezza sull’episodio e prendere le giuste distanze da questo scellerato modo di fare politica, sia pure nella consapevolezza che non si tratta di un “dolce stil novo” a noi riservato, ma di uno stile locale molto antico e radicato. Insomma, la solita musica.

    Alle persone chiamate in causa e colpite dal manifesto, invece, va la nostra solidarietà, ricordando che il vile gesto è stato tempestivamente e regolarmente denunciato presso la Caserma dell’Arma dei Carabinieri di Sant’Andrea Jonio.

     

     

     

    Sant’Andrea Jonio, 01/11/07

     

                                                                      Giuseppe Dominijanni

     

                                                                      Emanuele Codispoti

     

                                                                    Nicola Ranieri