Emanuele's profileRiflessioni sulla spiagg...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    23 March

    E' un paese l'Italia...

    ...in cui regna la menzogna,

    in cui il potere è di chi ha le conoscenze e le amicizie giuste.
    E’ un paese l’Italia dove le bugie finiscono sulle pagine di un quotidiano.
    Ed è un paese l’Italia in cui si camuffano da oasi protetta gli interessi di una sola persona...
    E’ un paese l’Italia... che ci ha rotto i COGLIONI!

     

    Corriere della Sera, domenica 22 marzo 2009 (pag. 21)

    Calabria Una pista per Suv e parcheggi nell' oasi di Sant' Andrea Apostolo dello Ionio

    La nipote di Visconti e la guerra per le tartarughe «Salviamo la loro spiaggia»

    Anna Gastel: no al progetto per spianare le dune dove nidificano

    ROMA - A causa di un progetto comunale indifferente a ogni direttiva comunitaria, rischia di scomparire da Sant' Andrea Apostolo dello Ionio, sulla costa calabrese, la tartaruga marina Caretta caretta, la cui evoluzione ha avuto inizio trecento milioni di anni fa: in sua difesa si sono mossi Wwf, Legambiente, Italia Nostra, ma soprattutto il Fai, animato da una consigliera nazionale d' eccezione. Figlia di Nane Visconti, una delle due amatissime sorelle minori del regista Luchino, Anna Gastel viene da una famiglia in cui la confidenza con gli animali e la natura è assoluta: «Ma fino all' estate scorsa non avevo mai visto nascere le testuggini. Una specie di miracolo cui ho assistito sulla spiaggia quasi ogni notte, per un mese, assieme ai ricercatori dell' Università della Calabria e a centinaia di persone - racconta -. Naturalmente bisogna fare estrema attenzione, anche se i bambini impazziscono dall' entusiasmo. I piccoli bucano la sabbia e vengono illuminati solo con una lampada a infrarossi: hanno bisogno del buio, poiché riconoscono il mare dal luccichio delle stelle che ci si specchiano dentro. Appena lo vedono partono come frecce e in un attimo scompaiono fra le onde. Viaggeranno per gli oceani di tutto il pianeta e poi, all' età di vent' anni, torneranno a deporre le uova proprio sul lido in cui sono nati». Tutto sta nel ritrovarli, per quella data, i tre chilometri e mezzo di sistema dunale integro e incontaminato di Sant' Andrea Apostolo dello Ionio, un tratto di litorale ormai unico, pieno di gigli di mare e crucianella marittima, sito di nidificazione anche del fratino: specie protette da direttive Cee Habitat. Nel 2006 è la spiaggia più votata d' Italia, con 1.955 preferenze, nel censimento biennale «I luoghi del cuore» organizzato dal Fai con Banca Intesa San Paolo, così si avviano le pratiche per rendere l' area oasi protetta. Ma gli amministratori del comune di Sant' Andrea Apostolo dello Ionio la pensano in altro modo. Ritengono che il futuro e la valorizzazione vadano nella direzione di un lungomare attrezzato, parcheggi, lidi, centri nautici, rotatorie e altre imprese per cui nell' aprile 2008 viene adottato un piano spiaggia che le prevede. Subito Fai, Italia Nostra e Legambiente ricorrono al Tar della Calabria, ma a fine luglio ruspe e trattori già spianano 800 metri di dune, disintegrando vegetazione e eventuali nidi. Viene realizzata una pista che tra l' altro facilita a Suv e moto l' accesso al resto dell' arenile. «Di questa pista chiediamo subito la chiusura e il sequestro - dice Anna Gastel - confidiamo molto nella Soprintendenza, poiché si tratta di opere abusive su un luogo che ricade anche nei vincoli previsti dalla legge Galasso; si auspicherebbe dunque l' intervento dei carabinieri del Noe. Quel che è stato distrutto è perduto per sempre, ma il resto va difeso a ogni costo. Come non capire che un simile patrimonio costituirebbe anche un' attrazione turistica straordinaria?». «È di queste ultime ore - annuncia sollevato Gregorio Carratelli, presidente del Fai Calabria - la notizia che sull' area è stato posto il vincolo. Si sono riuniti Soprintendenza, Provincia, Ministero e Comune, l' unico contrario. Ora devono passare 90 giorni, poi il sogno dell' oasi protetta dovrebbe farsi meno lontano».

     


    Intanto, giusto per far capire agli amici lettori quanto probabilmente poco ne sa chi ha scritto l’articolo vi segnalo subito l’errore della prima riga: Jonio si scrive con la J, NON con la I! Adesso cominciamo.
    Per l’ennesima volta mi trovo qui a ripetere che le tartarughe Caretta Caretta NON nidificano sulla spiaggia di Sant’Andrea, non l’hanno mai fatto in 3.000 anni e mai lo faranno! Le uova che c’erano quest’estate su quella spiaggia sono state spostate lì (perchè si pensava che il luogo fosse più sicuro?!?) da San Sostene, dove un’enorme testuggine le aveva deposte (ci sono testimoni e articoli di giornale). Ma pare che tanto questo non conti... in fondo ognuno qua racconta la sua di verità, mica LA VERITA!!! Ed infatti la normale pulizia della spiaggia viene proposta all’ignaro lettore come una strage di tartarughine (eventuali nidi). Ma il peggio ha da venire... l’apice del surrealismo si raggiunge quando si parla di una pista per suv (la gente colta non li chiama più fuoristrada... sai, suv fa più chic).
    Ma per caso questa pista è quella che è tornata in possesso del comune..? No, perchè fino a qualche settimana fa, quando l’abusivo possesso di quella strada era di qualcun’altro, non sembrava desse fastidio...
    Diciamocelo pure... non ne possiamo più di queste strane coincidenze e di questo tempismo straordinario nel vomitare fesserie!
    Perchè non dicono mai cosa c’è dentro a quest’area protetta? Perchè non dicono che il “cardellino” assieme ad altri volatili non nidifica più nella zona perchè sterminato dai pesticidi usati per la disinfestazione degli agrumeti?
    E poi: è vera la notizia della riunione tra Soprintendenza, Provincia, Ministero e Comune? Perchè noi cittadini non ne sappiamo nulla? Perchè il blog del comune non viene usato anche per dare queste informazioni? Dove sono le forze politiche in questo paese? Tutte placidamente assopite nei tepori primaverili..? E’ ora di darsi una mossa... SVEGLIA GENTE! RIFIJJAMUNI!





    17 March

    ...e adesso?

    Cari amici vicini e lontani, dopo le vicende di domenica 8 marzo, torniamo oggi a parlare dell’ex “area occupata” al Vallone di Bruno. Non vi fornirò notizie sui fatti perchè l’argomento è stato, ed è tuttora, trattato dettagliatamente e nei minimi particolari sul blog di Francesco Ranieri (http://santandreainfo.blogspot.com/) dove potete andare a rileggere l’esatta ricostruzione della cronologia degli eventi.
    E’ ovvio, ma mai scontato dirlo, che siamo tutti felici che la questione si sia risolta, almeno per adesso, nel migliore dei modi e che una grande fascia di terreno “precostiero” sia tornata al demanio, quindi al comune, quindi ai cittadini. Sono contento per le scelte portate avanti dall’amministrazione e per aver fatto di questa “battaglia” un punto fermo della loro politica.
    Ma forse, assieme ai proclami, legittimi sacrosanti e dovuti, sarebbe anche stato il caso di aggiungere un breve “mea culpa”. Non dico una pubblica flagellazione tipo “vattienti” di Nocera Terinese, ma magari, come ultima postilla, lì, in fondo alla pagina, dove quasi mai si riesce a leggere, almeno una riga. Perchè..!? Perchè se è vero che si è voluto andare fino in fondo a questa vicenda, è vero anche che le associazioni ambientaliste qualcuno a S.Andrea le avrà pure portate... ed è stato firmato un accordo per un area protetta!
    Come conseguenza indiretta di ciò abbiamo avuto la non pulitura della fiumara d’Alaca, con il disastroso risultato portato dall’alluvione del 12\13 gennaio e già illustrato in un post precedente. In oltre credo anche, e nessuno me lo toglie dalla testa, causa del terrificante ritardo nella presentazione/approvazione del piano spiaggia (a proposito, è dato sapere a che punto è!?!) e di conseguenza della non presenza del Jungle Beach (ex Orso Polare) e degli stabilimenti (o chioschi.!?!) di nuova progettazione. Insomma una catena di eventi che, anche se conclusa positivamente (e per questo sarò eternamente grato al sindaco e all’amministrazione), ha contribuito a rallentare ulteriormente, cosa di cui non avevamo certo bisogno, lo sviluppo del nostro paese rispetto al comprensorio.
    Ma questo è il passato, quello che è già successo... resta da vedere ora cosa si vuol fare e quali sono le intenzioni di utilizzo di un’area che, come ripetuto più volte nelle ultime settimane, è di tutti. A questo punto, visto che mi sono sentito dire che “non è vero” o che in realtà lì “ci su sulu quattru gatti”, devo aprire una parentesi per segnalare due post su due forum, argomento ovviamente spiagge naturiste.
    Il primo è

    http://forum.promiseland.it/viewtopic.php?f=26&t=17232

    nel quale leggiamo “Voglio segnalare anche la spiaggia di sant'andrea, dove è possibile praticare il naturismo in piena tranquillità

    su

    http://forum.extravillage.it/viewtopic.php?t=7628

    viene invece stilato un elenco di spiagge e luoghi naturisti all’aperto tra i quali “all’altezza di San Sostene prima di Sant’Andrea dello Ionio, una bellissima spiaggia, dai colori quasi caraibici, dove in bassa-media stagione si ritrova una piccola comunità naturista”.
    Chiusa parentesi, torniamo alla fascia rientrata in possesso del comune per capire quali interventi siano più urgenti per un immediato utilizzo da parte di tutti. Intanto, e la butto lì così come m’è venuta, si potrebbe, con un provvedimento d’urgenza (come avvenuto anche in paesi limitrofi), utilizzare il materiale sabbioso presente in eccesso sul letto del Cupito per riempire le vasche di Unusa (affettuosamente chiamate dai cittadini “pisciazze”), e per realizzare quella pista in terra battuta che collegherebbe finalmente l’attuale lungomare al Vallone di Bruno, togliendolo così da quell’isolamento che ne ha fatto per anni la meta di pochi. La fascia degli eucaliptus dovrebbe essere poi interessata da un importante opera di pulizia, per eliminare tutti gli arbusti in eccesso, così come avviene già sul versante opposto. Contemporaneamente andrebbero realizzati quegli accessi alla spiaggia indispensabili affinché tutti possano usufruire di quel tratto di arenile.
    Insomma, di lavoro da fare ce n’è ancora tanto... speriamo comunque di poter vedere qualcosa di significativo già per la prossima estate.

      P.S. visto che nelle vicinanze tutti si sono più o meno adoperati per dare una prima pulizia alle spiagge dopo l’alluvione (arminu cacciaru a grossa!), mi chiedevo se anche per la nostra bellissima e lunghissima spiaggia è previsto un intervento simile... o magari, in attesa che arrivino i mezzi a luglio, nel frattempo andiamo in autogestione?!


    08 March

    In una tranquilla domenica di marzo...

    Con una così bella bella giornata impossibile resistere alla tentazione di una passeggiata in mezzo al verde ed alla natura. Quale meta migliore quindi, per godere di questa tiepida domenica pre-primaverile, se non l’area da poco rientrata in possesso del comune...?!?
    Mi dirigo con la mia Uno verso il parcheggio del Vallone di Bruno, facendo ben attenzione a non scansare nemmeno una fossa. La macchina traballa, scricchiola e il tutto fa molto “Camel Adventure”. Arrivato parcheggio all’inizio della salitina e noto subito, con grande meraviglia, una ragazza tutta sola, chiusa dentro al suo piumino (c’era un po’ di vento) che, appena arrivata, si accinge a fare due passi col cane. Si dirige verso nord, lato Alaca, io invece dalla parte opposta, per dare un’occhiata alla zona da poco liberata e vedere se c’è qualche bella novità. Faccio tutta la strada e, giunto in fondo, scendo verso la spiaggia per tornare indietro.
    A metà strada scorgo in lontananza due figure che, appollaiate come condor su una duna adiacente il parcheggio, guardano fissi nella mia direzione. Una delle due si dirige verso di me, l’altra resta immobile. A 100 metri di distanza cambio direzione e punto verso le collinette. In maniera palese ed esplicita la figura che si dirige verso di me prende anch’essa la direzione “d’e virdi”. A quel punto, visto che non si sa mai, passeggiando lentamente mi metto a cercare un “deterrente” tra le canne ed i legni che il mare ci ha restituito. Trovo un bel bastone, corto e grosso...!
    Intanto l’uomo è arrivato a poche decine di metri da me e, con fare circospetto, appoggiandosi sul bordo di una barca bianca, comincia a farla dondolare. Lo sguardo si fa insistente ed il sorriso sfacciatamente ammiccante, come di chi aspetta l’attimo opportuno per palesare le proprie intenzioni. Da dietro i miei occhiali scuri seguo i suoi movimenti e tiro dritto. Mentre scendo dalle collinette verso il letto del torrente, dall’altra parte, l’altro uomo si sporge per vedere che direzione prendo. Infastidito dall’invadente presenza di questi due tizi mi dirigo verso la macchina con l’intenzione di abbandonare la mia passeggiata. Poi però ci ripenso e, sempre col bastone in mano, dal parcheggio mi dirigo verso Alaca. E qui comincia un lungo pedinamento a distanza con uno dei due sempre dietro ed io avanti che ogni tanto mi fermo e mi volto a controllare la situazione. Alla fine giro verso l’aranceto e ritorno al parcheggio da una strada interna. Al mio arrivo non c’è più nessuno e le macchine, anche quella della ragazza col cane, sono andate via.
    Alla fine mi sono rovinato la giornata. Ed invece di passeggiare spensierato mi sono ritrovato a camminare incazzato e a domandarmi nervosamente dove finisca la libertà di questo tizio che mi segue insistentemente e dove cominci la mia! Perchè si tratta di libertà. La libertà di una ragazzo qualunque o di una ragazza col cane di passeggiare tranquillamente. La libertà di una madre di portare i propri figli a vedere dove il nonno lavorava la terra tanti anni fa, magari prima di andare in America.
    Ecco, credo che per liberare la zona dall’isolamento ed evitare che questi spiacevoli episodi si ripetano, la cosa più urgente da fare, ora che la zona è tornata al demanio, sia quella pista di terra battuta che unisca la zona del Vallone di Bruno al lungomare già esistente.