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May 08 Sempre di più....Diamo con grande gioia il benvenuto a Pietro Aloisio, capogruppo di minoranza del P.D.C.I., ultimo (ma solo per ordine di tempo) ad imbarcarsi nell'avventura blog sul mare di internet. Il link per approdare al blog lo trovate come sempre nella colonna di destra, trai "siti e blog amici".
Chissà che un giorno ogni rappresentante dell'amministrazione non abbia un proprio spazio, in modo da creare un filo diretto, di discussione e di confronto, con i cittadini....... In attesa del miracolo, e sotto suggerimento di un amico, sto valutando l'idea di lasciare uno spazio aperto, come forum, all'interno del blog. Stanotte prove tecniche di trasmissione, vedremo.... April 19 Ultime dal mondo dello sportE’ di questi giorni la notizia che il campo di calcio “Antonio Lucifero” è stato squalificato per inagibilità. L’Andreolese giocherà quindi domenica pomeriggio a Davoli, tra le proteste di alcuni giocatori ed il disagio dei tifosi che dovranno spostarsi. Assessore allo sport squalificato per un anno, campo di gioco dichiarato inagibile… niente male come politica sportiva. A noi non resta che metterci comodi e goderci, in attesa del campo nuovo o perlomeno della ristrutturazione e messa in sicurezza di quello vecchio, gli eventi sportivi e musicali che vengono organizzati nel Palazzetto dello Sport! April 16 Ciao FaustoQualcuno era comunista perché era nato in Emilia. Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. ... la mamma no. Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre. Qualcuno era comunista perché si sentiva solo. Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica. Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche... lo esigevano tutti. Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto. Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto. Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista. Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano. Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona. Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona. Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo. Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari. Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio. Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio. Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio. Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente. Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe... Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre. Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE. Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione. Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto. Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini. Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin. Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia. Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri. Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista. Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista. Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio. Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa. Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi. Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera... Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista. Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia. Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro. Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana. Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri. Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita. Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come... più di sé stesso. Era come... due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita. No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare... come dei gabbiani ipotetici. E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo.
Giorgio Gaber April 01 FABALLINO aspetti di una storia dimenticataPrima di entrare in argomento, riteniamo indispensabile premettere qualche utile e doverosa considerazione. Sono trascorsi quasi dieci anni da quando, per la prima volta, abbiamo meditato ed affrontato attentamente il problema dei morti di Faballino e quelli del parcheggio di S. Nicola. L’Amministrazione Comunale del nostro paese in quel tempo (1992), era gestita dalla Commissione Straordinaria imposta dal Presidente della Repubblica e da allora: promesse, giuramenti ed impegni mai mantenuti; lusinghe e speranze senza fondamento. Siamo ancora qui, irriducibili e tenacemente ostinati, a portare a dovuto compimento l’obbligo morale con cui abbiamo impegnato la nostra coscienza ed il nostro senso del dovere e nulla riuscirà a dissuaderci dalle nostre idee fintanto che tutto non sarà risolto nei termini dovuti. Amministrare un comune non è solo un problema matematico di far quadrare il bilancio né, tanto meno, un tornaconto personale basato su calcoli di convenienza; curare gli affari pubblici significa, innanzi tutto, affrontare con equanimità nobiltà d’animo e doveroso rispetto, le condizioni e le situazioni che ogni uomo, in quanto tale, prospetta e manifesta. Bene. Ciò detto e considerato, entriamo nel vivo della ragione che ci ha spinti a dimostrare e sostenere la verità di un principio sacro e inviolabile nella speranza che amministratori, associazioni culturali e mortali cittadini possano attentamente riflettere e valutare la cruda realtà di questa storia. La frana di Faballino è la voragine più angosciante ed estesa del territorio di S.Andrea Jonio e le sue viscere, in continuo movimento, hanno divorato e digerito di tutto: rifiuti domestici, scarti di mattatoio, carrozzerie di automobili, materiale di risulta dei cantieri edili, carcasse di animali morti, suppellettili disusati di ogni genere. E’ sempre corsa fama che in tempi remoti, in questo inquietante precipizio, venissero gettati i corpi delle persone morte ma noi questa formulazione, priva di riferimenti concreti, la rigettiamo categoricamente per la semplice ragione che ancor prima che S.Andrea sorgesse sull’attuale collina il culto dei morti fosse già conosciuto da millenni. Questa infame funzione Faballino l’assunse a metà degli anni ’60 ed esprime, ancor oggi, una delle pagine più crudeli e tormentate della storia andreolese. Ma seguiamo con ordine gli aspetti inquietanti di questa travolgente vicenda, da sempre conosciuta e accantonata, volutamente dimenticata. E’ palesemente documentata la tumulazione dei nostri antenati, all’interno delle chiese del paese, nel tempo anteriore all’inaugurazione dell’attuale cimitero comunale (Aprile 1890); è meno noto, però, il detestabile sacrilegio che i loro corpi hanno subito nel corso degli anni e la terrifica dinamica che ha portato a disperdere i resti dei nostri familiari nei recessi più impensati ed impensabili. L’incuria, la leggerezza e l’irresponsabile condotta umana hanno principio con la demolizione della Chiesa di Tutti i Santi, nei pressi della Grangia dei Certosini. Il piccolo luogo sacro, regalato dalla Contessa Berta di Loritello nell’anno di grazia 1114 ai Monaci Certosini di S. Brunone, già sospeso dalle funzioni religiose nel 1806, fu civilmente demolito ed i cadaveri in esso tumulati furono dispersi insieme allo sterro della fabbrica. Negli anni ’70 una parte della sua superficie fu profanata per dare posto alla costruzione di alcuni garage, tuttora in uso ed in bella vista. Fu così per la Chiesa di S. Maria in Arce, la Chiesa dell’Oratorio, costruita nel 1629 e crollata nel devastante terremoto del 1783. Durante la sua ricostruzione (1850) il piccolo cortile ubicato dietro di essa, destinato a Limbo, al seppellimento cioè dei bambini morti senza battesimo, fu spalato ed i piccoli corpicini furono rimossi e gettati via, come roba vecchia, insieme al materiale di scavo. La stessa mala sorte toccò alla Chiesa Matrice, edificata nel 1725 sulle mura esterne di un più antico castello, rasa al suolo nel 1965 col consenso delle autorità ecclesiastiche e amministrative e subito ricostruita sulle basi scandalose di un nuovo progetto che stravolse l’assetto urbanistico dell’intera zona e cancellò secoli di storia di una comunità che in essa ed intorno ad essa aveva visto crescere e progredire intere generazioni. La sua demolizione, giustificata da falsi e inesistenti cedimenti strutturali, procurò solo endemiche e flebili reazioni che non ebbero la forza di scuotere l’opinione pubblica; la gente passava piegata e ammutolita al fianco delle ruspe demolitrici dell’Impresa Zinnato accennando a malapena un furtivo segno di croce, come se volesse discolparsi delle scelleratezze di quello scempio. Col senno del poi sono piene le fosse; e qualcosa si mosse, alla fine, solo alla fine, quando le ruspe profanarono e dilaniarono con i loro freddi tentacoli i corpi sepolti sotto la pavimentazione e negli scantinati più profondi. Bastianu (Sebastiano), il responsabile del cantiere, sbraitava e sbracciava contro i camionisti per incitarli a correre più in fretta, col loro carico di ossa umane, verso la discarica di Faballino. Finì tutto in quell’abisso: chiesa, morti, storia e memoria. Per ammansire le voci di protesta che si alzarono alla vista della vergogna che si era ormai compiuta, gli ultimi viaggi furono deviati verso il cimitero; la voce si sparse rapidamente e molti, spinti dalla curiosità, menarono verso il luogo sacro. I camion alzavano i loro cassoni e tutto il carico scivolava in basso; un’immonda mescolanza di terra, annerita dalla putrefazione dei cadaveri, si impastava a teschi, vestiti lacerati, conci di muratura, lastre di marmo, ossa umane, resti di scarpe, porcherie di ogni genere. I pochi operai, guidati dal responsabile del camposanto, smistavano le ossa dal resto dell’accozzaglia ammassata. Alcuni scheletri erano ancora interi, probabilmente quelli tumulati nelle zone più in profondità che in mancanza di ossigeno si erano conservati meglio, quelli che non avevano subito il paziente intervento dei scarramùarti: uomini pagati per rimuovere i cadaveri consumati del tempo e sistemarli negli ossari (la torre e, più tardi, il Cimitiaddhu); altri erano conservati così bene da far capire esattamente com’erano stati disposti e preparati prima della sepoltura: gli uomini indossavano pantaloni di tessuto scuro, molto ruvido, e giacca o casacca di spartana fattura; il corpo era legato alle caviglie ed ai polsi, probabilmente per evitare che gli arti si aprissero e ostruissero lo spazio della fossa, infilato in un sacco di àsili (ottenuto dalla lavorazione della ginestra) e legato all’orlo da una corda. I più indigenti erano chiusi nel sacco completamente nudi. Le donne, insaccate come gli uomini, indossavano un vestito chiaro, tessuto ai telai locali, che le copriva dal collo fino alle caviglie. In tutto quel miserando cibrèo di diversa materia il fatto più clamoroso fu il ritrovamento dei resti di una donna. Il cadavere era incartapecorito, sembrava mummificato; il vestito, seppur lacerato, conservava ancora la vivacità dei colori originali. Al collo rimaneva ancora appesa una medaglietta in alluminio con l’immagine della madonna ed un piccolo amuleto di minute palline colorate cucite con maestranza su un triangolino di stoffa; tra le dita delle mani, accuratamente intrecciata, la collana del rosario, in sfere d’osso tendenti al giallo opaco. Indossava una camicetta bianca ricamata ai polsi e al colletto ed una lunga sottana, anch’essa bianca, con nastrini variopinti che ornavano il bordo inferiore. Anche le scarpe, si vedeva chiaramente, erano di buona fattura artigianale. Sul, cranio una discreta quantità di capelli, di taglio corto e di colore castano. Il corpo essiccato ed ottimamente conservato faceva pensare ad un fisico gentile e garbato, perfettamente plasmato e modellato da madre natura che, pur dopo diversi secoli di riposo eterno, aveva saputo conservare le fattezze di un seno già sviluppato e di una regione pubica ancora ricoperto di peli che, nella sua dolorosa spettacolarità, conservava nondimeno il pudore ed il riserbo di un’innocenza non corrotta. Fu tutto messo da parte, anche quello che si scartò nei giorni successivi; le ossa furono portate all’interno del cimitero ma nessuno sa, né risulta in alcun documento, dove e come furono sistemati. Il resto è là, nel ventre di Faballino, insieme agli elementi architettonici della Matrice, che aspetta noi, indegni discendenti e incapaci di prendere una seria decisione che porti a definitiva e civile risoluzione di questa avvilente vergogna. Ancora, lo stesso tragico destino toccò alla Chiesa di S. Nicola, anch’essa situata nei pressi della Grangia dei Certosini. Di origini molto antiche, fu ricostruita dalla Baronessa E. Scoppa e benedetta nel 1912. Nel 1947 il terremoto la rese nuovamente inusabile ed i ruderi rimasti furono rasi al suolo nel 1976. Tutta la sua superficie fu spianata e ricoperta da un notevole strato di calcestruzzo per creare un miserabile parcheggio pubblico, tutt’oggi usato specie nel periodo estivo. Dei morti seppelliti in questo luogo nessuno tenne conto durante i lavori ed i loro corpi sono ancora là sotto, a sopportare le ulteriori offese degli ignari andreolesi che vi parcheggiano la propria macchina. Infine, nessuno può sapere se anche nella piccola Chiesa di S. Barbara, a suo tempo ubicata nel Rione Malaria, venissero seppelliti i morti. Quello che si sa è che questa chiesa subì una prima modifica, intorno al 1860, ad opera dell’Arciprete Raffaele Spasari che pensò bene ad usare i suoi locali per realizzare la propria dimora ed una successiva, intorno al 1890, che la ridusse ad ambulatorio comunale al piano superiore ed a cessi pubblici a quello inferiore. Secondo un’attenta ricerca basata sulle certificazioni dell’Archivio Parrocchiale e quello Comunale, di cui si allega copia, i morti in questione sono complessivamente 7254, di cui: 7108 provenienti dalla Chiesa Matrice e finiti a Faballino; 146 che si trovano ancora sotto il parcheggio pubblico della Chiesa di S. Nicola. In conclusione, con riferimento ad una serie di valutazioni condotte su attenti e speculari sopralluoghi effettuati nell’area di Faballino, possiamo affermare con assoluta certezza che esistono concrete possibilità di recuperare buona parte dei resti e degli elementi architettonici, alcuni di rilevante fattura artigianale, che si trovano in questa area. E questo è tutto. E’ la dolorosa cronaca di una storia lasciata scivolare nell’indifferenza; nell’indolenza dei cultori dell’etica e dei falsi maestri di dottrine morali; nella freddezza degli amministratori ingolfati negli intrighi politici e nei litigi di parte; nel distacco assurdo ed illogico di chi sapeva ed ha taciuto. Alla luce evidente della realtà dei fatti, la responsabilità a cui siamo chiamati non ammette dubbi ad ulteriori ipocrisie e ognuno di noi è obbligato, senza deroga alcuna, a rendere conto del proprio operato. Salvare la memoria architettonica della Chiesa Matrice è un atto d’amore verso l’arte e la cultura; recuperare i resti dei nostri antenati da un luogo così immondo è un obbligo civile che ci redime dallo stato di avvilimento in cui siamo caduti, oltre naturalmente, ad un significativo segnale verso le generazioni future. Una collettività insensibile ed incapace di conservare la propria storia non ha e non può avere possibilità di progredire.
Quella che avete appena letto è la ricerca/denuncia scritta da Alfredo Varano e Armando Vitale, pubblicata nell’agosto del 2001. A queste poche pagine segue un lungo elenco, di nomi, cognomi, soprannomi, parentele, età, data e luogo di sepoltura (58 pagine in tutto). Si tratta di una vicenda a dir poco scandalosa che, al solo pensiero, fa venire i brividi ed alla quale non ci sarebbe da aggiungere altro se non quelle poche considerazioni e domande che spero anche ognuno di voi si porrà nei prossimi giorni. A sette anni quasi dalla presentazione del libro (totalmente finanziato dall’attuale Amministrazione) pare che ancora non si sia mosso nulla. Ma le foto parlano chiaro. I resti si trovano a poche decine di metri dalla strada ed il loro recupero non dovrebbe essere un’impresa faraonica di decenni e milioni di euro. Rispetto ad altri punti della zona, che sono invece spesso soggetti a frana, la collinetta, formata dai detriti della chiesa, è molto stabile e sembra non essersi “mossa” nel corso degli anni. Credo sia normale quindi chiedersi a che punto sia la situazione. Se è stato presentato un progetto per il recupero dei resti dei NOSTRI antenati e delle parti architettoniche della Chiesa Matrice. Se sono state richieste o trovate le risorse per effettuare tale recupero. Se è stata già recuperata qualcosa. Infine se si è pensato alla realizzazione di una cappella o di un mausoleo dove sistemare i resti.
“Successe dunque che nel pieno di una bella notte tutti i cervelli si appesantirono, così che l’indomani ognuno si svegliò senza il minimo ricordo del passato"
(Voltaire: Avventura della memoria) March 25 Navigando navigando...Dal programma di Primavera Andreolese: “Anche l’offerta Internet del Comune deve essere rivisitata e potenziata, proponendo ed incrementando i contenuti per tematiche diverse e realizzando, in tempi brevi, il rilascio di servizi online. Per i servizi sul web andrà individuato e garantito un adeguato standard di qualità, così come è stato fatto per gli uffici comunali aperti al pubblico. Oltre alle informazioni ed ai servizi online, occorrerà sfruttare le innumerevoli altre opportunità che la rete offre nel terreno delicato del rapporto Comune – Cittadino: nell’ambito della democrazia telematica dovranno realizzarsi spazi di discussione sulle varie iniziative e tematiche amministrative e forum online su singoli aspetti della vita sociale del nostro Comune.”
Finalmente quindi, dopo i diversi blog di privati cittadini, anche il nostro comune ha un suo spazio di discussione sul web, di cui però non è stata ancora data notizia ufficiale. Apparso la scorsa notte, è ancora “spigoloso” e privo di contenuti interessanti, ma ad ogni modo è un’iniziativa da seguire con attenzione, anche per scoprire di cosa si occuperà. Come già avviene in altri comuni, sarebbe certamente cosa buona e giusta (non penso fonte di salvezza) pubblicare ad esempio le delibere, di giunta e di consiglio, portando così a conoscenza di tutti, soprattutto quanti per motivi di studio o lavoro si trovano lontano dal paese o addirittura all’estero, l’attività dell’amministrazione. Per ora restiamo in trepida attesa…
P.S. Come sempre il link lo trovate nella sezione blog e siti amici sulla destra della pagina. March 19 Bentornata CivitasSi arricchisce di un nuovo "elemento" lo spazio dedicato ai blog e siti amici. Sarà il periodo elettorale che s'avvicina, la settima della "passione" o semplicemente l'avvicinarsi della bella stagione, fatto sta che è sbocciato un nuovo blog, quello di Civitas. Si tratta di un gradito ritorno (a dire il vero dopo un lungo letargo) e l'inizio è di quelli coi botti. Quando si dice fuoco sotto cenere... March 15 Benvenuto MarioAggiungo con piacere, nell'elenco dei bolg e siti amici, il nuovissimo Arcobaleno Andreolese, a cura di Mario Monteverdi.
La bolgsfera si arricchisce così di un nuovo "punto di vista", già conosciuto e apprezato da quanti hanno avuto modo di leggere le sue opinioni su Antares e, prima, sul Foglio di Militanza Comunista. ...e la musica non cambia!Poche righe, per esprimere piena solidarietà al vice sindaco Dott. Pino Stillo per l’inutile e quantomeno privo di significato attacco anonimo rivolto alla sua persona. Purtroppo nel nostro paese c’è ancora chi predilige questi metodi... chi preferisce offendere nascondendosi dietro l’anonimato piuttosto che metterci la faccia e confrontarsi civilmente. March 14 Sull'asilo nidoIl 18 ottobre scorso, dopo un articolo apparso nei giorni precedenti, sulla Gazzetta del Sud veniva pubblicata una dichiarazione del nostro sindaco sulla realizzazione di un centro di protezione civile nei locali dell’ex asilo nido. Con gran piacere possiamo segnalare che i lavori, cominciati ormai 2 mesi fa, procedo celermente e fanno sperare che si possa inaugurare il centro per la data di consegna dei lavori, prevista il 17 luglio prossimo. March 04 Insieme per Riccardo PioCari amici, la visibilità che ha ottenuto questo umile spazio ci permette oggi di occuparci di qualcosa di diverso, di più grande. La rete di siti e blog dà la possibilità di portare a conoscenza di eventi, fatti e storie il maggior numero di persone possibile (numeri impensabili con altri mezzi). In fondo internet è anche questo. Quella che vi voglio raccontare oggi è la storia di un bambino calabrese, di Spezzano Albanese per la precisione. Una storia che parte dalla Calabria e arriva fino agli Stati Uniti. Il suo blog l’ho incontrato per caso mentre facevo una ricerca… ma, forse, niente avviene per caso. Riccardo Pio D’Avanzo, Riccardino come lo chiamano tutti, ha 5 anni e 4 mesi. Non parla, non cammina, non regge la testa e si alimenta con un sondino gastrico. All’età di 5 mesi gli viene diagnosticata la Sindrome di West, una malattia che colpisce un bambino ogni 150.000 e che porta ritardo mentale e psicomotorio. Da lì tante ricerche che portano la famiglia a scoprire un centro riabilitativo per la cura di questa malattia a Miami, in Florida. Lì i bambini come Riccardino, trattati con l'ossigeno terapia oltre che alla fisioterapia, traggano diversi benefici. Ad una bimba, dopo 4 mesi di terapia, i medici hanno detto che non aveva più bisogno del sondino per alimentarsi, altri sono riusciti a camminare e a parlare. Nonostante l’elevato costo della terapia (circa 300.000 euro all’anno) il 20 ottobre scorso, grazie ad una gara di solidarietà che ha coinvolto oltre a migliaia di persone comuni anche personaggi noti, Riccardino è partito con i genitori, direzione Miami, per il viaggio più importante della sua vita e oggi vive in Florida, dove, grazie alle terapie dell’Ocean Medical Center, comincia a mostrare i primi segni di miglioramento. Il ritorno, dal primo dei tre anni di terapia previsti, dovrebbe essere il prossimo agosto. La somma raccolta fin’ora permetterà al piccolo di concludere il ciclo di terapie per il primo anno. Ne restano altri due. Quello che vi chiedo è di visitare il suo blog:
http://riccardopio.blog.tiscali.it//
Se poi vi commuoverà anche solo la metà di quanto ha commosso me, allora saprete cosa fare. March 01 Chi fermerà lo sport..?“Chi fermerà la musica…?” cantavano i Pooh qualche anno fa… a me invece, dopo quello che ho visto negli ultimi giorni, viene da dire CHI FERMERA’ LO SPORT? Già, perché questi nostri giovanissimi concittadini sembrano inarrestabili! Stanchi di una situazione inaccettabile si sono rimboccati le maniche e, attrezzi in mano, sono scesi in campo. Così, con quella voglia che hanno di giocare, di divertirsi e di fare gruppo, armati di scala, zappa, pala, reti, tenaglie, scope e soprattutto di tanta buona volontà e spirito d’iniziativa, hanno dato una sistemata alla meno peggio a quello che, per intere generazioni, è stato “il campo di calcetto”. Due pomeriggi di fatiche per un discreto lavoro che, se non altro, impedirà al pallone di uscire dalla rete… almeno su tre lati del campo! C’è poco da aggiungere. I sorrisi di gioia e gli occhi stanchi ma pieni di soddisfazione, valgano VERAMENTE più di mille parole. February 20 Avviso ai navigantiIl gruppo Aerdnatnas (il paese che non c’è) organizza per domenica 2 marzo una gita turistico/culturale nei pressi della foce del fiume Alaco. L’escursione, che durerà tutta la giornata, rientra nel progetto di destagionalizzazione del turismo e valorizzazione delle risorse storico/culturali ed ambientali attraverso il flusso del turismo sportivo.
Programma
ore 9,30 raduno presso la villetta comunale a Sant’Andrea Marina ore 10,00 partenza con pullman GT alla volta del crossodromo di Alaca
ore 10,30 sistemazione sugli spalti per assistere alle 2 manche di gara ore 13,00 pranzo a sacco ore 15,00 visita guidata al sito archeologico ed al museo del Depuratorichius
ore 17,00 passeggiata nei mercatini del modernariato
ore 19,00 raduno e rientro a Sant’Andrea
Il costo del viaggio è di 50€ a persona e comprende: i biglietti d’ingresso per l’impianto sportivo ed il museo; il pranzo a sacco; un oggetto, da scegliere all’interno del mercatino, che dovrà essere portato a casa e tenuto in salotto come ricordo della giornata.
Si accettano prenotazioni entro il 27 febbraio. February 17 A tutti voi....10.000 volte grazie, per l'interesse e la costanza con cui seguite le vicende ed i problemi del nostro bel paesello. February 11 TrigesimoIl 12 gennaio 2008, dopo oltre un quarto di secolo di oziosa ostentazione, la “bella addormentata sul prato” di via Guido Rossa veniva definitivamente allontanata dal suo sito a pezzi, come giustamente meritava, dopo decisivo intervento di macrochirurgia a mezzo fiamma ossidrica. Una gravidanza lunga e travagliata, seguita da parto difficile, l’avevano costretta a mettere radici profonde in quel terreno in cui, tra l’altro, ci era finita per caso in vista di una sosta veloce e provvisoria. Ma i tempi della burocrazia permettono questo ed altro! Ad un mese dalla sua scomparsa rinnoviamo il saluto senza nostalgie o rimpianti, convinti che a guadagnarne saranno la vista, il paesaggio, la sicurezza... Comunquemente e quantunquemente, nonché affettuosamente….…………. ciao grù! January 19 Maurizio Lijoi for president!...anche perché difficilmente si potrebbe ricandidare come sindaco ;) Certo questo non vuol dire che sono diventato “pappa e ciccia” con l’amministrazione, ognuno conserva le proprie idee, le proprie posizioni. Il terzo villaggio tra i due già esistenti e la strada per scendere a mare che passa dentro l’abitato, restano per me incomprensibili ed assurdi. Detto questo, devo aggiungere, molto sinceramente, che nella conferenza di questa mattina ho visto il nostro sindaco molto determinato (e sono rimasto davvero contento). E’ anche normale che t’incazzi quando ti dicono che sei poco trasparente, soprattutto se a farlo è chi, fin dall’inizio, è stato poco chiaro nei modi e nelle finalità. Certo avrei preferito che la scossa avesse colpito i nostri amministratori quando, mesi fa, scrivevo su questo blog che secondo me c’era qualcosa di strano… ed evidentemente non mi sbagliavo. Il grandissimo ed esagerato interesse da parte di politici e ambientalisti sul nostro paese mi aveva da subito colpito, solo mi risultava difficile capire come mai fossi solo io a notarlo. Fortunatamente così non è stato. Salvo battaglie legali, il nostro comune andrà FINALMENTE avanti con un progetto di lungomare e di sviluppo, che non è sicuramente il cemento o i 30 stabilimenti che le associazioni ambientaliste hanno denunciato. Piccola parentesi, 30 stabilimenti su quella spiaggia li metti solo uno sopra l’altro… se vogliamo dire cazzate andiamo a Zelig, non chiamiamo certo televisioni e giornali! Se poi il metodo è quello di arrivare qui come i super eroi e offendere deliberatamente la popolazione, attenzione! Ma che vuol dire “porteremo gente di qualità”? Che a Sant’Andrea c’è gente di merda..?! Occhio che se qualcuno s’incazza va a finire che si trasforma in Hulk e diventa più verde di voi! Come si può pensare di instaurare un dialogo con un’amministrazione se ci si pone dall’alto verso il basso? Ma veramente questi signori pensano di amare il verde e questo paese più di noi che qui siamo nati e cresciuti, e che qui, a dispetto di tutti e di tutto, speriamo ancora di poter realizzare i nostri sogni, la nostra vita?
P.S. ho rimesso l’album fotografico della spiaggia che il Fai ha definito “incontaminata” al primo posto giusto per ribadire il concetto secondo il quale un territorio di nessuno è la discarica di tutti! January 18 Puzza di bruciato...Bene bene bene…. quello su cui voglio nuovamente attirare la vostra attenzione oggi è il discorso che riguarda il FAI. Già, perché l’argomento è stato ampiamente trattato a settembre e perché è da li che comincia tutto. Quanti si sono persi quei passaggi, non li conoscono o semplicemente vogliono dargli una “rispolverata”, possono leggerli andando nella sezione blog e ciccando su “settembre 2007”. Gli articoli in questione si trovano a fondo pagina e sono:
Le verità nascoste, 18 settembre A proposito del Fai, 18 settembre Date, dati e dubbi, 20 settembre
A distanza di qualche mese quindi la puzza, che allora pare sentissi solo io, sembra essere arrivata anche ai “piani alti”, per così dire. In mano ho “il Domani” di oggi, scusate il gioco di parole, e un sorriso formato 32 denti stampato sul mio bel faccione. Il motivo è il seguente articolo di Francesca Chirico:
S.ANDREA SULLO JONIO Il sindaco Lijoi torna sulla vicenda dell’oasi protetta e attacca le associazioni ambientaliste Durissimo scontro con Legambiente <I paladini del “verde” urlano contro il Comune attribuendogli colpe ingiustificate> “Abbiamo dato mandato ad un avvocato di verificare se ci siano gli estremi della calunnia. In caso affermativo abbiamo intenzione di presentare formale querela perché quella in atto è una vera e propria campagna tendente a minare l’immagine di un paese che Legambiente e Fai non hanno minimamente contribuito a costruire. Nella battaglia decennale per la salvaguardia della nostra costa contro speculatori e pseudo-imprenditori che la considerano un bene privato siamo sempre stati soli”. Faticosamente raggiunto nell’aprile scorso con la firma di un protocollo d’intesa che riconosceva il comune impegno nella “conservazione dell’integrità ambientale e dei valori naturalistici di ambienti marino-costieri”, l’idillio non è durato. Peggio. Rischia di trasformarsi in battaglia legale con l’amministrazione comunale di Sant’Andrea sullo Jonio profondamente contrariata dalla nuova iniziativa di Legambiente, Fai e WWF, domani mattina protagonisti di un incontro dedicato al destino del suggestivo tratto di spiaggia compreso tra il fosso Cupido e il torrente Alaca. “Il Comune ci deve spiegare che intenzioni ha”, tornano infatti ad alzare la voce gli ambientalisti che sulla costa andreolese sognano l’istituzione di un’area protetta e, come nel marzo 2007, manifestano il timore di possibili cementificazioni legate al prossimo Piano Spiaggia. Preoccupazioni che oggi come allora il sindaco di Sant’Andrea, Maurizio Lijoi, giudica incomprensibili nel merito e inaccettabili nel metodo. “Intanto si preoccupano per un Piano che ancora è in via di definizione. E poi, se la nostra spiaggia conserva ancora la natura incontaminata che ci inorgoglisce è per merito esclusivo della cittadinanza andreolese e delle amministrazioni che hanno fatto precise scelte ambientaliste. I paladini del verde che oggi urlano contro il Comune, attribuendogli l’intenzione di cementificare la costa, si attribuiscono meriti che non hanno e, soprattutto, manifestano una preoccupazione unidirezionale che sembra voler colpire esclusivamente l’amministrazione di Sant’Andrea” ragiona il primo cittadino chiedendosi, polemicamente, “come mai il Fai e Legambiente non hanno mai speso una parola nei confronti di chi, a Sant’Andrea, ha occupato oltre un chilometro di costa impiantando aranceti e cancellando un sentiero su terreno demaniale, o chi ha costruito un impianto di “acqua coltura” a pochi passi dal torrente Alaca. In queste vicende, stranamente, gli ambientalisti hanno taciuto e il Comune è sempre rimasto solo conducendo le sue battaglie anche davanti la Procura della Repubblica, con regolare denuncia”. E nell’affilare le unghie che sabato alle 11:00 tirerà fuori in Comune per l’annunciata “controconferenza” sull’area protetta, Lijoi invita Legambiente a “spaziare” nelle sue battaglie: “Si occupassero anche della pineta di Giovino e la smettessero di darci lezioni di ecologia mentre trascurano i veri Obbrobri della Calabria per condurre una campagna dagli obiettivi poco chiari”.
Non vi dico la gioia nel leggere le parole del nostro Sindaco… sono veramente contento di trovarlo bello incazzato, e non scherzo. L’argomento è abbastanza delicato, di quelli nei quali si cammina in bilico tra querele e denuncie per intenderci, ma visto che in due passaggi lui ha lanciato qualche frecciatina, non posso che prendere l’arco in mano e schierarmi dalla sua parte! Intanto mi sento di aggiungere alle sue parole altre due domandine per quelli del Fai e di Legambiente: a) dove eravate quando centinaia di ulivi secolari venivano tagliati? b) dove eravate mentre il nostro pino secolare moriva? Detto questo, torno al mio ben più noto ruolo di rompicoglioni e comincio a lanciare le mie di frecce. La cosa già puzzava da fare schifo a settembre, ma adesso, di ritorno dalla città eterna, ho davanti un “disegno” vomitevole… di quelli alla De Magistris. Se nei salotti della politica e della Roma “bene” si parla di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio (buco del culo del mondo), scusate ma c’è qualcosa che non va. E allora, visto che gli anni ‘50 sono lontani e oggi le “personalità pubbliche” sono riconosciute da TUTTI, mi torno a chiedere: Chi ormeggia lo yacht davanti la spiaggia che va dalle “pisciazze” al Vallone di Bruno? Chi frequenta quella spiaggia? Se non si fa il lungomare, chi continua ad avere l’accesso diretto alla spiaggia? E soprattutto, che cazzo gliene viene? Beh, domani mattina appuntamento alle 10 al comune di Soverato… vedremo chi c’è, cosa diranno… January 16 Dedicato a Luigi De MagistrisDal blog di Beppe Grillo, lettera di Marco Travaglio: "Caro Beppe, Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse a lei e agli altri 29 arrestati. Ma l’intero Parlamento – con l’eccezione, mi pare, di Di Pietro e dei Comunisti Italiani – s’è stretto intorno al suo uomo più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una cosca) ha già deciso che le accuse - che nessuno conosce - sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv. Nessuno, tranne Alfredo Mantovano di An, s’è domandato come facesse il ministro della Giustizia a sapere che sua moglie sarebbe stata arrestata e a presentarsi a metà mattina alla Camera con un bel discorso scritto, con tanto di citazioni di Fedro: insomma, com’è che gli arresti vengono annunciati ore prima di essere eseguiti? E perché gli arrestandi non sono stati prelevati all’alba, per evitare il rischio che qualcuno si desse alla fuga? Anche stavolta, la fuga di notizie è servita agli indagati, non ai magistrati. E, naturalmente, al cosiddetto ministro. Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a tutela dei giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato "solidarietà umana" al ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al trasferimento dei procuratori e del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla scia di quanto sta accadendo per De Magistris e Forleo?). Il senatore ambidestro Lamberto Dini ha colto l’occasione per denunciare un "fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli" (la sua, Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è stata addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena interamente indultata grazie anche a Mastella). Insomma, è l’ennesimo attacco ai valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo l'immunità parlamentare, occorre una bella immunità parentale. Come fa osservare la signora Sandra Lonardo in Mastella dai domiciliari, "questo è l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo". Che aspettano a invitarli a parlare alla Sapienza?." January 05 Per questi rami passa la storiaAMBIENTE L’Italia possiede oltre 22 mila alberi vecchi centinaia o migliaia di anni. Dal 2008 danneggiarli diventa un reato penale. Se gli alberi potessero parlare... Da oltre 1.600 anni un ulivo se ne stava placidamente nella campagna di Napoli, chissà quante ne aveva viste, dalle intemperie alle ondate di calore. Questa però gli mancava: due settimane fa, ecco arrivare alcuni uomini con carri e ruspe per sradicarlo e portarlo altrove. Lo hanno salvato alcuni agenti della guardia forestale: altrimenti, per 30 mila euro, quell’albero millenario sarebbe stato trapiantato in una villa privata di Viterbo. Fosse un fatto isolato, poco male. Ma solo negli ultimi mesi sono stati 70 gli alberi d’ulivo sequestrati in quella zona; e reati simili sono ormai frequenti in molte regioni. In Italia ci sono 22 mila alberi considerati dal Corpo forestale, per l’età millenaria, «di forte interesse». Tra questi 2 mila sono di «fortissimo interesse» per la loro longevità, e 150 «di eccezionale valore monumentale» perché testimoni di fatti storici o perché legati a personaggi illustri. Per loro la vita non è facile: alle sfide del clima si aggiungono ora i tentativi di furto, i danni delle scolaresche, i graffiti, i tagli illegali. Dal 2008 questi «fuoriclasse» della natura sono tutelati da u |