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Riflessioni sulla spiaggia di Sant'Andrea... e non solo!

May 08

Sempre di più....

Diamo con grande gioia il benvenuto a Pietro Aloisio, capogruppo di minoranza del P.D.C.I., ultimo (ma solo per ordine di tempo) ad imbarcarsi nell'avventura blog sul mare di internet. Il link per approdare al blog lo trovate come sempre nella colonna di destra, trai "siti e blog amici".
Chissà che un giorno ogni rappresentante dell'amministrazione non abbia un proprio spazio, in modo da creare un filo diretto, di discussione e di confronto, con i cittadini....... In attesa del miracolo, e sotto suggerimento di un amico, sto valutando l'idea di lasciare uno spazio aperto, come forum, all'interno del blog. Stanotte prove tecniche di trasmissione,  vedremo....
April 19

Ultime dal mondo dello sport

E’ di questi giorni la notizia che il campo di calcio “Antonio Lucifero” è stato squalificato per inagibilità. L’Andreolese giocherà quindi domenica pomeriggio a Davoli, tra le proteste di alcuni giocatori ed il disagio dei tifosi che dovranno spostarsi.

Assessore allo sport squalificato per un anno, campo di gioco dichiarato inagibile… niente male come politica sportiva.

A noi non resta che metterci comodi e goderci, in attesa del campo nuovo o perlomeno della ristrutturazione e messa in sicurezza di quello vecchio, gli eventi sportivi e musicali che vengono organizzati nel Palazzetto dello Sport!

April 16

Ciao Fausto

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. ... la mamma no.

Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.

Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche... lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.

Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.

Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.

Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.

Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe...

Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.

Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.

Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.

Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.

Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.

Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.

Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.

Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera...

Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.

Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.

Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come... più di sé stesso. Era come... due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare... come dei gabbiani ipotetici.

E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.

 

 

                                                     Giorgio Gaber

April 01

FABALLINO aspetti di una storia dimenticata

Prima di entrare in argomento, riteniamo indispensabile premettere qualche utile e doverosa considerazione.

Sono trascorsi quasi dieci anni da quando, per la prima volta, abbiamo meditato ed affrontato attentamente il problema dei morti di Faballino e quelli del parcheggio di S. Nicola.

L’Amministrazione Comunale del nostro paese in quel tempo (1992), era gestita dalla Commissione Straordinaria imposta dal Presidente della Repubblica e da allora: promesse, giuramenti ed impegni mai mantenuti; lusinghe e speranze senza fondamento.

Siamo ancora qui, irriducibili e tenacemente ostinati, a portare a dovuto compimento l’obbligo morale con cui abbiamo impegnato la nostra coscienza ed il nostro senso del dovere e nulla riuscirà a dissuaderci dalle nostre idee fintanto che tutto non sarà risolto nei termini dovuti.

Amministrare un comune non è solo un problema matematico di far quadrare il bilancio né, tanto meno, un tornaconto personale basato su calcoli di convenienza; curare gli affari pubblici significa, innanzi tutto, affrontare con equanimità nobiltà d’animo e doveroso rispetto, le condizioni e le situazioni che ogni uomo, in quanto tale, prospetta e manifesta.

Bene. Ciò detto e considerato, entriamo nel vivo della ragione che ci ha spinti a dimostrare e sostenere la verità di un principio sacro e inviolabile nella speranza che amministratori, associazioni culturali e mortali cittadini possano attentamente riflettere e valutare la cruda realtà di questa storia.

La frana di Faballino è la voragine più angosciante ed estesa del territorio di S.Andrea Jonio e le sue viscere, in continuo movimento, hanno divorato e digerito di tutto: rifiuti domestici, scarti di mattatoio, carrozzerie di automobili, materiale di risulta dei cantieri edili, carcasse di animali morti, suppellettili disusati di ogni genere.

E’ sempre corsa fama che in tempi remoti, in questo inquietante precipizio, venissero gettati i corpi delle persone morte ma noi questa formulazione, priva di riferimenti concreti, la rigettiamo categoricamente per la semplice ragione che ancor prima che S.Andrea sorgesse sull’attuale collina il culto dei morti fosse già conosciuto da millenni.

Questa infame funzione Faballino l’assunse a metà degli anni ’60 ed esprime, ancor oggi, una delle pagine più crudeli e tormentate della storia andreolese.

Ma seguiamo con ordine gli aspetti inquietanti di questa travolgente vicenda, da sempre conosciuta e accantonata, volutamente dimenticata.

E’ palesemente documentata la tumulazione dei nostri antenati, all’interno delle chiese del paese, nel tempo anteriore all’inaugurazione dell’attuale cimitero comunale (Aprile 1890); è meno noto, però, il detestabile sacrilegio che i loro corpi hanno subito nel corso degli anni e la terrifica dinamica che ha portato a disperdere i resti dei nostri familiari nei recessi più impensati ed impensabili.

L’incuria, la leggerezza e l’irresponsabile condotta umana hanno principio con la demolizione della Chiesa di Tutti i Santi, nei pressi della Grangia dei Certosini.

Il piccolo luogo sacro, regalato dalla Contessa Berta di Loritello nell’anno di grazia 1114 ai Monaci Certosini di S. Brunone, già sospeso dalle funzioni religiose nel 1806, fu civilmente demolito ed i cadaveri in esso tumulati furono dispersi insieme allo sterro della fabbrica. Negli anni ’70 una parte della sua superficie fu profanata per dare posto alla costruzione di alcuni garage, tuttora in uso ed in bella vista.

Fu così per la Chiesa di S. Maria in Arce, la Chiesa dell’Oratorio, costruita nel 1629 e crollata nel devastante terremoto del 1783. Durante la sua ricostruzione (1850) il piccolo cortile ubicato dietro di essa, destinato a Limbo, al seppellimento cioè dei bambini morti senza battesimo, fu spalato ed i piccoli corpicini furono rimossi e gettati via, come roba vecchia, insieme al materiale di scavo.

La stessa mala sorte toccò alla Chiesa Matrice, edificata nel 1725 sulle mura esterne di un più antico castello, rasa al suolo nel 1965 col consenso delle autorità ecclesiastiche e amministrative e subito ricostruita sulle basi scandalose di un nuovo progetto che stravolse l’assetto urbanistico dell’intera zona e cancellò secoli di storia di una comunità che in essa ed intorno ad essa aveva visto crescere e progredire intere generazioni.

La sua demolizione, giustificata da falsi e inesistenti cedimenti strutturali, procurò solo endemiche e flebili reazioni che non ebbero la forza di scuotere l’opinione pubblica; la gente passava piegata e ammutolita al fianco delle ruspe demolitrici dell’Impresa Zinnato accennando a malapena un furtivo segno di croce, come se volesse discolparsi delle scelleratezze di quello scempio. Col senno del poi sono piene le fosse; e qualcosa si mosse, alla fine, solo alla fine, quando le ruspe profanarono e dilaniarono con i loro freddi tentacoli i corpi sepolti sotto la pavimentazione e negli scantinati più profondi.

Bastianu (Sebastiano), il responsabile del cantiere, sbraitava e sbracciava contro i camionisti per incitarli a correre più in fretta, col loro carico di ossa umane, verso la discarica di Faballino.

Finì tutto in quell’abisso: chiesa, morti, storia e memoria.

Per ammansire le voci di protesta che si alzarono alla vista della vergogna che si era ormai compiuta, gli ultimi viaggi furono deviati verso il cimitero; la voce si sparse rapidamente e molti, spinti dalla curiosità, menarono verso il luogo sacro.

I camion alzavano i loro cassoni e tutto il carico scivolava in basso; un’immonda mescolanza di terra, annerita dalla putrefazione dei cadaveri, si impastava a teschi, vestiti lacerati, conci di muratura, lastre di marmo, ossa umane, resti di scarpe, porcherie di ogni genere.

I pochi operai, guidati dal responsabile del camposanto, smistavano le ossa dal resto dell’accozzaglia ammassata.

Alcuni scheletri erano ancora interi, probabilmente quelli tumulati nelle zone più in profondità che in mancanza di ossigeno si erano conservati meglio, quelli che non avevano subito il paziente intervento dei scarramùarti: uomini pagati per rimuovere i cadaveri consumati del tempo e sistemarli negli ossari (la torre e, più tardi, il Cimitiaddhu); altri erano conservati così bene da far capire esattamente com’erano stati disposti e preparati prima della sepoltura: gli uomini indossavano pantaloni di tessuto scuro, molto ruvido, e giacca o casacca di spartana fattura; il corpo era legato alle caviglie ed ai polsi, probabilmente per evitare che gli arti si aprissero e ostruissero lo spazio della fossa, infilato in un sacco di àsili (ottenuto dalla lavorazione della ginestra) e legato all’orlo da una corda. I più indigenti erano chiusi nel sacco completamente nudi.

Le donne, insaccate come gli uomini, indossavano un vestito chiaro, tessuto ai telai locali, che le copriva dal collo fino alle caviglie.

In tutto quel miserando cibrèo di diversa materia il fatto più clamoroso fu il ritrovamento dei resti di una donna.

Il cadavere era incartapecorito, sembrava mummificato; il vestito, seppur lacerato, conservava ancora la vivacità dei colori originali. Al collo rimaneva ancora appesa una medaglietta in alluminio con l’immagine della madonna ed un piccolo amuleto di minute palline colorate cucite con maestranza su un triangolino di stoffa; tra le dita delle mani, accuratamente intrecciata, la collana del rosario, in sfere d’osso tendenti al giallo opaco.

Indossava una camicetta bianca ricamata ai polsi e al colletto ed una lunga sottana, anch’essa bianca, con nastrini variopinti che ornavano il bordo inferiore. Anche le scarpe, si vedeva chiaramente, erano di buona fattura artigianale. Sul, cranio una discreta quantità di capelli, di taglio corto e di colore castano.

Il corpo essiccato ed ottimamente conservato faceva pensare ad un fisico gentile e garbato, perfettamente plasmato e modellato da madre natura che, pur dopo diversi secoli di riposo eterno, aveva saputo conservare le fattezze di un seno già sviluppato e di una regione pubica ancora ricoperto di peli che, nella sua dolorosa spettacolarità, conservava nondimeno il pudore ed il riserbo di un’innocenza non corrotta.

Fu tutto messo da parte, anche quello che si scartò nei giorni successivi; le ossa furono portate all’interno del cimitero ma nessuno sa, né risulta in alcun documento, dove e come furono sistemati.

Il resto è là, nel ventre di Faballino, insieme agli elementi architettonici della Matrice, che aspetta noi, indegni discendenti e incapaci di prendere una seria decisione che porti a definitiva e civile risoluzione di questa avvilente vergogna.

Ancora, lo stesso tragico destino toccò alla Chiesa di S. Nicola, anch’essa situata nei pressi della Grangia dei Certosini. Di origini molto antiche, fu ricostruita dalla Baronessa E. Scoppa e benedetta nel 1912. Nel 1947 il terremoto la rese nuovamente inusabile ed i ruderi rimasti furono rasi al suolo nel 1976.

Tutta la sua superficie fu spianata e ricoperta da un notevole strato di calcestruzzo per creare un miserabile parcheggio pubblico, tutt’oggi usato specie nel periodo estivo.

Dei morti seppelliti in questo luogo nessuno tenne conto durante i lavori ed i loro corpi sono ancora là sotto, a sopportare le ulteriori offese degli ignari andreolesi che vi parcheggiano la propria macchina.

Infine, nessuno può sapere se anche nella piccola Chiesa di S. Barbara, a suo tempo ubicata nel Rione Malaria, venissero seppelliti i morti. Quello che si sa è che questa chiesa subì una prima modifica, intorno al 1860, ad opera dell’Arciprete Raffaele Spasari che pensò bene ad usare i suoi locali per realizzare la propria dimora ed una successiva, intorno al 1890, che la ridusse ad ambulatorio comunale al piano superiore ed a cessi pubblici a quello inferiore.

Secondo un’attenta ricerca basata sulle certificazioni dell’Archivio Parrocchiale e quello Comunale, di cui si allega copia, i morti in questione sono complessivamente 7254, di cui:

7108 provenienti dalla Chiesa Matrice e finiti a Faballino;

146 che si trovano ancora sotto il parcheggio pubblico della Chiesa di S. Nicola.

In conclusione, con riferimento ad una serie di valutazioni condotte su attenti e speculari sopralluoghi effettuati nell’area di Faballino, possiamo affermare con assoluta certezza che esistono concrete possibilità di recuperare buona parte dei resti e degli elementi architettonici, alcuni di rilevante fattura artigianale, che si trovano in questa area.

E questo è tutto. E’ la dolorosa cronaca di una storia lasciata scivolare nell’indifferenza; nell’indolenza dei cultori dell’etica e dei falsi maestri di dottrine morali; nella freddezza degli amministratori ingolfati negli intrighi politici e nei litigi di parte; nel distacco assurdo ed illogico di chi sapeva ed ha taciuto.

Alla luce evidente della realtà dei fatti, la responsabilità a cui siamo chiamati non ammette dubbi ad ulteriori ipocrisie e ognuno di noi è obbligato, senza deroga alcuna, a rendere conto del proprio operato.

Salvare la memoria architettonica della Chiesa Matrice è un atto d’amore verso l’arte e la cultura; recuperare i resti dei nostri antenati da un luogo così immondo è un obbligo civile che ci redime dallo stato di avvilimento in cui siamo caduti, oltre naturalmente, ad un significativo segnale verso le generazioni future.

Una collettività insensibile ed incapace di conservare la propria storia non ha e non può avere possibilità di progredire.

 

 

 

Quella che avete appena letto è la ricerca/denuncia scritta da Alfredo Varano e Armando Vitale,  pubblicata nell’agosto del 2001.

A queste poche pagine segue un lungo elenco, di nomi, cognomi, soprannomi, parentele, età, data e luogo di sepoltura (58 pagine in tutto).

Si tratta di una vicenda a dir poco scandalosa che, al solo pensiero, fa venire i brividi ed alla quale non ci sarebbe da aggiungere altro se non quelle poche considerazioni e domande che spero anche ognuno di voi si porrà nei prossimi giorni.

A sette anni quasi dalla presentazione del libro (totalmente finanziato dall’attuale Amministrazione) pare che ancora non si sia mosso nulla.

Ma le foto parlano chiaro. I resti si trovano a poche decine di metri dalla strada ed il loro recupero non dovrebbe essere un’impresa faraonica di decenni e milioni di euro.

Rispetto ad altri punti della zona, che sono invece spesso soggetti a frana, la collinetta, formata dai detriti della chiesa, è molto stabile e sembra non essersi “mossa” nel corso degli anni.

Credo sia normale quindi chiedersi a che punto sia la situazione.

Se è stato presentato un progetto per il recupero dei resti dei NOSTRI antenati e delle parti architettoniche della Chiesa Matrice.

Se sono state richieste o trovate le risorse per effettuare tale recupero.

Se è stata già recuperata qualcosa.

Infine se si è pensato alla realizzazione di una cappella o di un mausoleo dove sistemare i resti.

 

 

 

 

          “Successe dunque che nel pieno di una bella notte

               tutti i cervelli si appesantirono, così che l’indomani

                     ognuno si svegliò senza il minimo ricordo del passato"

                       

                                                         (Voltaire: Avventura della memoria)

March 25

Navigando navigando...

Dal programma di Primavera Andreolese:

“Anche l’offerta Internet del Comune deve essere rivisitata e potenziata, proponendo ed incrementando i contenuti per tematiche diverse e realizzando, in tempi brevi, il rilascio di servizi online. Per i servizi sul web andrà individuato e garantito un adeguato standard di qualità, così come è stato fatto per gli uffici comunali aperti al pubblico.

Oltre alle informazioni ed ai servizi online, occorrerà sfruttare le innumerevoli altre opportunità che la rete offre nel terreno delicato del rapporto Comune – Cittadino: nell’ambito della democrazia telematica dovranno realizzarsi spazi di discussione sulle varie iniziative e tematiche amministrative e forum online su singoli aspetti della vita sociale del nostro Comune.”

 

Finalmente quindi, dopo i diversi blog di privati cittadini, anche il nostro comune ha un suo spazio di discussione sul web, di cui però non è stata ancora data notizia ufficiale.

Apparso la scorsa notte, è ancora “spigoloso” e privo di contenuti interessanti, ma ad ogni modo è un’iniziativa da seguire con attenzione, anche per scoprire di cosa si occuperà.

Come già avviene in altri comuni, sarebbe certamente cosa buona e giusta (non penso fonte di salvezza) pubblicare ad esempio le delibere, di giunta e di consiglio, portando così a conoscenza di tutti, soprattutto quanti per motivi di studio o lavoro si trovano lontano dal paese o addirittura all’estero, l’attività dell’amministrazione.

Per ora restiamo in trepida attesa…

 

P.S. Come sempre il link lo trovate nella sezione blog e siti amici sulla destra della pagina.

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Benvenuto nel mio Spaces!
  • May 05 9:26 PM
    ciao emanuele spero tutto ok....io dopo un po' di problemi con la linea telefonica sono riuscito nuovamente a ottenere l'adsl quindi stasera che sono a casa  passo un po' a salutare gli amici ....da quello  ho letto e capito e' successo un bel casino a causa dell'us andreolese....per me che ho giocato in questa societa' e' veramente brutto sapere che si rischi di chiudere i battenti.....la cosa mi intristisce....ma penso che fino a quando a s.andrea non si mettera' da parte la teoria del marchese del grillo , nel famoso film con alberto sordi che diceva , (io so io e voi non siete un cazzo) al nostro beneamato paese non so quanto di buono si potra' costruire....con affetto Massimo.
  • May 05 12:20 AM
    manu ti scrivo per informarti che nato il nuovo sito per quanto riguarda l'unico servizio di ncc (taxi) presente a sant'andrea..il link è: www.taxisama.altervisa.org .. scusa se ho usato il tuo spaces per un po di pubblicità..
  • April 30 11:16 AM
    Manu, mi sono permesso di aggiungere sul mio space il link al tuo, spero non ci siano problemi, in caso contrario fammi sapere!!
    Cià
  • April 24 12:21 AM
    www.aiutareibambini.it fondazione onlus donare il 5% per mille si può non costa nulla oppure si può adottare un bimbo a distanza o fare una semplice donazione anche sè non he natale ciao
  • March 22 4:06 PM
    ciao ilmio msn anto.tom@hotmail.it passa quando vuoi se ti fa piacere agimi ok baci da antonella auguri
     
  • March 13 2:36 AM
    Mmhhh... la Locanda.....
  • March 12 11:55 PM
    Amichetto mio!Beh...dire complimenti è poco...super complimenterrimerrimi per le tue inchieste Sherlok-Emanuele...o se preferisci 00Emanuele...!!! Spero di poter ancora essere utile per qualche missioncina di "spionaggio"! Bacio, Melissa!
    Ps. E sbrigati a salirtene a Roma...dobbiamo fare qualche bella chiacchierata da commaruccia davanti ad unoduetrequattrocinquesei...amari per poi andare a bighellonare alla Locanda!!!
  • February 22 7:15 PM
    E SI MANCANO LE FIGURINE...MA QUANTO ERA BELLO QUANDU IOCA'VA'MU A PETRATI ,ARA SCATULEDDA, A CAROZZA , A MASTRU MASTRUOSSU ,A CANA E LEPRI , (guardia e ladri) E QUANTE UNGHIE CHE SALTAVANO ALL'USCITA DI SCUOLA CORRENDO SCALZI SUPA I PETRELLI .....I POJARA SUPA ALL'ARVURI, LE DISCESE DA SCIODDHA E FABBADDJNU...E SI I MIGLIORI ANNI DALLA NOSTRA VITA....
  • January 01 8:31 PM
    buon anno manu spero che sia pieno di soddisfazioni...